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io cameriera della MIA REGINA parte 2

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io cameriera della MIA REGINA parte 2

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“Un prete repubblicano, io sono cattolica, io muoio nella religione cattolica, apostolica e romana, in quella dei miei padri, ho già chiesto perdono stanotte a Dio di tutti gli errori che ho commesso!”

 

Morte!!!

Questo è il verdetto. Inizio a piangere, mi metto in disparte. La mia Regina ha il volto pietrificato.

Si mette allo scrittoio e alla luce delle due candele inizia a scrivere le sue ultime lettere. Alla cognata Elisabetta riesco a leggere, poi sono colta dal sonno.

7 del mattino

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Bussano alla porta è Rosalie, anche lei è pallida in viso… io cameriera della MIA REGINA parte 2

il battito incessante dei tamburi ci sveglia. Parigi si prepara a veder morire la mia Regina. Cerco di farmi forza, mi vesto con quel poco che mi rimane. Bussano alla porta è Rosalie, anche lei è pallida in viso. “Madame, non mangiate da un giorno, che cosa desiderate”.

La mia Regina con un piccolo sorriso

“Figlia mia, non ho più bisogno di nulla ormai”.

Insistiamo tutte e due per convincerla. Alla fine beviamo tutte e tre un po’ di brodo.

Con le mani tremanti le porgo il suo vestito, il suo ultimo abito. È bianco, non le hanno permesso abiti da vedovanza. In un moto d’orgoglio, mentre le stringo il corsetto, mi dice

“Gli idioti non sanno che una volta il bianco era il colore del lutto”. “La condanna era già decisa, il processo è stato una farsa”. “Per un attimo ho sperato”!”Quando mi hanno accusato d’incesto. Le donne del popolo non ci credevano! Loro madri come me. Ma volevano la mia testa, fra poco l’avranno”.

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il processo è stato una farsa”. “Per un attimo ho sperato”!     io cameriera della MIA REGINA parte 2

Non posso nemmeno pettinarla. Non vuole dice che ormai si sente una vecchia. Senza nessuno specchio lo fa da sola. Cerco di trattenere le lacrime, ma il mio viso è completamente bagnato. Mi metto nell’angolo più remoto della cella e cerco di ricompormi.

Otto del mattino.

Arriva il prete. La mia Regina rifiuta.

“Un prete repubblicano, io sono cattolica, io muoio nella religione cattolica, apostolica e romana, in quella dei miei padri, ho già chiesto perdono stanotte a Dio di tutti gli errori che ho commesso!”

Ecco il boia le taglia i capelli.

Comincio a tremare, sono tagliati anche a me!!!
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A tutte e due è messa una cuffia in testa…. io cameriera della MIA REGINA parte 2

A tutte e due è messa una cuffia in testa. Completamente inebetita, la aiuto a mettere le scarpe di raso bianco come il vestito.

Undici del mattino 16 ottobre 1793.

I suoi polsi sono legati e tenuti stretti a una corda dal boia.

Anche a me la stessa sorte.

Si avvicinano lentamente una o no due carrette trainate dai buoi. Procedono molto lentamente. Le ruote stridono in un silenzio irreale. Saliamo su una mia Regina, nell’altra io. I carcerieri mi deridono, mentre con assoluta lentezza attraversiamo Parigi.

Le donne smettono di sferruzzare al nostro passaggio. Insultano la mia Regina. Una mi fa il gesto della testa mozzata. I padri sollevano i figli per mostrare loro come muore una Regina e… la sua serva. Guardo al cielo com’è bello limpido, è più di un anno che io e la mia Regina non lo vediamo così completo.

Un moto d’orgoglio mi assale

“Ragazza dignità, guarda la tua Regina”.

Eccoci alla vista delle Tuileries, la mia Regina si vilta verso di me, i suoi occhi si riempiono di lacrime. La vista di quello che le ricordava il suo passato e i suoi figli l’hanno commossa. Anche i miei si riempiono di lacrime

.Ruè Saint Honore, ecco Place de la Libertè. Vedo la folla immensa e urlante e…

due ghigliottine!!!
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Il suo “pardon” si perde tra le urla della folla…. io cameriera della MIA REGINA parte 2

Le lame scintillano nel sole. Saliamo i gradini io tutta tremante sono sostenuta dai carnefici. La mia Regina fiera e lieve, trova anche la forza di scusarsi con uno di questi per averlo accidentalmente importunato.

Il suo “pardon” si perde tra le urla della folla.

Sono afferrata alle spalle e fatta scivolare sull’asse di legno. Ora sono sotto, un paniere davanti a me. Vedo la mia Regina, un istante prima che la lama scenda. Sembra che mi stia sorridendo.

Un secondo dopo la testa della mia Regina rotola nel paniere. La folla esulta, il boato è impressionante.

Ora tocca a me!!!

Sono riportata indietro, girata sull’asse, le mie vesti all’altezza del seno strappate.

Un’ondata di calore mi assale qualcosa ha bruciato le mie carni. Il mio corpo brucia. Svengo!

Mi risveglio, quasi completamente nuda, la gente mi insulta, un cartello vicino a me, (cameriera dell’infame austriaca) e

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Mi risveglio, quasi completamente nuda, la gente mi insulta… io cameriera della MIA REGINA parte 2

un marchio a fuoco sulla carne…

 

 

 

 

 

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STORIE IMPOSSIBILI

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“Oh, mio Dio, se abbiamo commesso delle colpe, le abbiamo certamente espiate.”

Maria Antonia Giuseppa Giovanna d’Asburgo-Lorena Regina di Francia

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Questo è il mio diario

Paris, Addì lunedì 14 ottobre 1793

Sono stata a servizio della Regina di Francia Maria Antonietta

sin da giovanissima. Tutte le mie forze e la mia mente erano rivolte a Lei.

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Mentre scrivo queste righe, sono sola, la Mia Regina è stata condotta a processo. io cameriera della MIA REGINA parte 1

 

Ho cercato sempre di servirla con impegno e dedizione; forse è per questo che ora sono qui. Una buia cella è diventata il nostro piccolo Trianon. Due candele sono l’unica fonte di luce che abbiamo, le nostre vesti sono ormai lise e consumate.

Alla mia Regina al suo ingresso è stato consentito di portare un piccolo guardaroba che io stessa ho preparato.

Piegando il tutto con la massima cura, esso consisteva:

Un abito nero e uno bianco

Fazzoletti

Un paio di calze di seta nera

Alcuni scialli in crespo e mussola

Delle sottogonne in cotone

Un paio di pantofoline color prugna

Nastro bianco per acconciarsi i capelli

A me un vestito e un paio di sottogonne

Per deridermi i carcerieri, mi obbligano sempre a portare la crestina e a volte il grembiule, come quando ero a servizio. Così siamo sicuri di non sbagliare, quando sarà il giorno di incontrare Madame La Ghigliottina. Questo mi hanno detto appena entrata.

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Per deridermi i carcerieri, mi obbligano sempre a portare la crestina e a volte il grembiule, come quando ero a servizio. io cameriera della MIA REGINA parte 1

Nemmeno uno specchio ci permette di sistemarci al meglio.

Mentre scrivo queste righe, sono sola, la Mia Regina è stata condotta a processo. Le hanno permesso di vestirsi in maniera adeguata (vesti a lutto, data la Sua vedovanza). Per me è stato un onore vestirla.

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A Versailles, a noi piccole cameriere… io cameriera della MIA REGINA parte 1

A Versailles, a noi piccole cameriere non era concesso. Sua Maestà era vestita dalle alte dame della nobiltà.

Potete immaginare la mia tensione quando le tendevo il corsetto, non volevo farle male. La Mia Regina spesso perde sangue. Che emozione quando le ho passato le varie gonne e sottogonne, con relativo guardinfante. Tremo ancora quando ai suoi piedi le regolavo la caduta della biancheria. Una volta pronta era ancora Lei la Mia Regina. Son tornata con la mente a Corte, quando toccare le vesti della Mia Regina per lavarle era fonte di grandissima emozione.

 

Ripenso anche alle confidenze,

che io e la Sovrana qua ci scambiamo. Sua Maestà mi ha fatto l’onore d’informarsi su di me. Dove sono nata, se ho un marito, da quanto sono al Suo servizio.

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Ripenso anche alle confidenze….. io cameriera della MIA REGINA parte 1

Ricorderò sempre quella notte, in cui Sua Maestà mi confidò con una voce straziata, dell’assalto che Lei e la Sua famiglia subirono alle Tuileries. I suoi capelli sbiancarono all’istante.

Pianse continue lacrime quando con voce sottile e singhiozzante mi raccontò come il popolo, le permise di vedere per l’ultima volta la sua Adorata Amica, la Principessa di Lamballe. Svenne quando vide la testa sanguinante della Cara Amica appesa a una lancia.

Madame La Reine, affacciatevi, abbiamo un trofeo per Voi”,

questo la folla urlava.

 

Sorrido invece ancora, quella volta che soffrivo per i problemi di noi donne e Sua Maestà nella sua immensa bontà, mi confidò.

“Figlia mia è arrivata la Génèrale Krottendorf”

così Sua Madre la Regina Maria Teresa d’Austria chiamava questo periodo. D’ora in poi anche per me arriva La Génèrale.

Non Le è concesso che un caffè per colazione, per pranzo o cena del pollo, verdura o brodo. L’unica concessione che le permettono è bere acqua minerale e non acqua della Senna, come a me e agli altri prigionieri.

Nella Sua immensa benevolenza, spesso concede anche a me di berla.

Gli occhi mi si rigano di lacrime

quando ripenso a Fan Fan il figlio dei Richard (i nostri carcerieri). Un frugoletto biondo con gli occhi azzurri entrò nella nostra cella. Sua Maestà cominciò a tremare e a coprire di baci il ragazzino. Tanto che i carcerieri si spaventarono e non lo portarono più!

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Gli occhi mi si rigano di lacrime….. io cameriera della MIA REGINA parte 1

io cercai di dissuaderli in tutti i modi, è solo una donna che ricorda i suoi figli, comprendetela!

Non le è concesso nemmeno di ricamare, ma qui abbiamo trovato il modo di farlo. Sfiliamo i fili da quello che rimane della tappezzeria. Intrecciandoli, Sua Maestà crea delle bellissime giarrettiere.

Ogni tanto per dare un po’ di colore, ponevo dei fiori sul tavolino. Riuscivo ad averli dalla moglie del carceriere. Sapevo della passione di Sua Maestà per i fiori. Lei stessa me lo confidò. Poi me lo proibirono.

Leggere, è una delle poche cose che Le è consentito fare. Arrossisco ancora di vergogna, quella volta in cui la Mia Regina mi chiese di leggerle alcune pagine. Agitatissima sbagliai più e più volte le parole. Nella Sua immensa magnanimità Sua Maestà mi consolò.

Un rumore mi riporta alla realtà si sta aprendo il chiavistello.

La mia Regina è tornata…

 

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STORIE IMPOSSIBILI INTERVISTA AD AUDREY P. 3

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STORIE IMPOSSIBILI INTERVISTA AD AUDREY P. 3

La donna la si può corteggiare in mille modi e forse più. Ma ce n’è uno che va oltre il bacio e oltre lo sguardo… Il rispetto!

Audrey Hepburn


 

 

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INTERVISTA AD AUDREY P. 3

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Comincio così a ricordare affascinata dalla sua voce. Mi chiede se sono sposata. Le rispondo di no, allora incuriosita, mi pone diverse domande sulla mia vita sentimentale.  Le dico che è un periodo per me piuttosto triste, sono sola da parecchio tempo. Con una dolcissima tenerezza, mi dice di non disperare e di credere all’amore come fa Lei.

“Io invece all’amore ci credo, è l’unica vera ragione di vita”.

Cercando una via d’uscita, imbarazzatissima le chiedo del film, di Holly il suo personaggio.

 “Holly è completamente diversa da me Lei ha una paura folle dell’amore, non potremmo essere più diverse”.

Continuando il suo soliloquio,

“Pensa non dovevo nemmeno essere scelta Io per il film”. “Truman Capote l’aurore del testo, riteneva che fosse un ruolo troppo difficile per me, mi considerava troppo magra. Lui si era ispirato a Marilyn”.

“Sapessi come si è arrabbiato quando la Paramount scelse me”.

Si accoccola sul divano e si sfila le scarpe.

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“Accidenti se mi vedesse mia madre, subito mi direbbe”; “Audrey ma che razza di posizione è questa, datti un contegno”.

Completamente affascinata risentendola, tutto mi ritorna in mente, il turbamento che prova ogni volta che vede la sua poltroncina verde con il suo nome sul retro.

“Io ? Attrice?, Non so nemmeno se sono così brava. Sì certo, mi hanno dato l’Oscar per “Vacanze Romane”, dall’emozione lo dimenticai alla toilette, poveretto, vicino al portasapone”.

Scoppia in una risata contagiosa cui mi associo.

Continuando il suo monologo, mi dice che non si ritiene una bella donna.

“Graziosa forse, ma bella mah!!!”, il mio sogno era di fare la ballerina, ma ero troppo alta, e piatta tropppo piatta, “continuo a mangiare spaghetti, ma non ingrasso mai”.

Tra me e me; penso beata te, io sono perennemente a dieta, con scarsi risultati oltretutto.

S’incupisce quando mi parla della sua infanzia, abitavamo a Londra, quando scoppiò la guerra.. Mia madre allora decise di trasferire tutta la famiglia in Olanda, pensando di essere più al sicuro.

 “Invece poi arrivarono i nazisti e ci costrinsero a nasconderci per mesi in un granaio, mentre tutto attorno a noi continuavano i bombardamenti”. “Quante persone ho visto morire o sparire su quei treni, tanti e tanti amici”.

 “Mangiavamo quello che trovavamo, bucce di patate e bulbi di tulipani,  non avevamo nulla tranne la paura”

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Ha un attimo di turbamento, ora ricordo per pochi secondi non sento nulla, poi riprende.

Com’è strana la vita ora sono qui. , osannata e ammirata da tanta gente”, “Chissà se me lo merito”.

“Qua completamente vestita da Givenchy in una delle strade più chic del mondo”.

Quasi con le lacrime agli occhi per questa sua dolcezza e spontaneità la saluto, la ringrazio, ci baciamo come due vecchie amiche e se ne va.

Riordino le mie cose e ritorno anch’io ai nostri giorni, sperando che questo mio piccolo sogno sia piaciuto anche a voi.

 

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storie impossibili“Certe luci della ribalta rovinano la carnagione, a una ragazza.”

Holly Golightly (Audrey Hepburn)

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È la canzone che strimpella Holly con la sua chitarra, sul davanzale in uno dei suoi momenti di paturnie. Che strano termine che usa. Pensandoci bene però molto efficace, in ognuna di noi c’è sempre un filo di malinconia anche quando siamo molto allegre. Forse una vera felicità non esiste, abbiamo sempre una sorta di rimpianto che ci dilania il cuore.

Il seguito della canzone “tanto mondo da vedere in questo fiume che è la vita” mi distoglie dai miei pensieri, ecco il taxi giallo sta arrivando.
La vedo apparire, le mettono in mano un sacchetto di brioche, come fa a camminare con un vestito così stretto mi domando.

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Scende dal taxi con in mano il sacchetto, si avvia verso la vetrina di Tiffany, si ferma, vedo il suo volto riflesso, indossa degli occhiali scuri, apre il sacchetto e poi solitaria cammina lungo il marciapiede. Il film finisce così.

Ancora vestita con gli abiti di scena, mi si avvicina, dice “Vado a cambiarmi e arrivo mi aspetti”.

Inebetita per l’emozione, farfuglio quello che dovrebbe essere un “Yes Ok”. Si accorge del mio imbarazzo, mi fa uno dei suoi famosi sorrisi e mi dice di accomodarmi in un camerino adiacente che m’indica.

Entro nel camerino completamente frastornata, un incaricato della troupe, mi chiede se desidero qualcosa e m’invita ad accomodarmi su un piccolo divanetto rosa.  Devo cercare di sedermi molto femminilmente, ho visto alcune sue fotografie da seduta.

Metto una mano sotto la gonna la liscio e mi siedo, accavallo le gambe e aspetto.

storie impossibiliSento la voce in lontananza, sta parlando con qualcuno? Il ticchettio dei suoi tacchi si avvicina sempre più.

Eccola, sono agitatissima, appena la vedo vado nel panico totale è vestita come me!!!

Gonna longuette nera e camicetta bianca , si mette a ridere e mi fa i complimenti per l’abbigliamento.

Che cosa sia successo dopo, me lo ricorda la sua voce che sto ascoltando ora qua nel salotto a casa… (continua)

 

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storie impossibiliVuoi darmi la mia borsetta tesoro? Lettere del genere non si possono leggere senza rossetto!

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Sono giorni che non dormo per l’agitazione!!! Da quando ho saputo che intervisterò Lei la divina Audrey. Tramite Vanity  andrò a new York, in questo periodo sta girando Colazione da Tiffany.
Come mi vesto!!!
Tubino nero come Lei, un piccolo problema, sono una delle poche donne che non ha un tubino, ma a cosa servono le amiche, per lo più con la stessa taglia.

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Eccomi qua a fare le prove con il tubino della mia migliore amica, e con un bel chignon che m’incornicia il viso. Ore dalla stylist, ma non sono soddisfatta, non vorrei sembrare irriverente nei suoi confronti.
Che cosa metto allora, ho tutto un viaggio per pensarci!!! Alla fine scelgo una gonna longuette e camicetta bianca e un bel tacco 11, spero di essere presentabile!!!
Eccomi qua su un marciapiede della quinta strada, le gambe mi tremano, cosa le dirò, mi sono preparata un sacco di domande, ma non capisco più nulla.
Vorrei scappare, ma ecco che il taxi per l’ultima scena del film è lì davanti a me, sono nel panico totale.

Holly (Audrey) deve solo scendere e passeggiare, il film finisce così.

Tiffany ha aperto di domenica all’Alba per permettere alla produzione di girare quest’ultima scena.

Mentre sistemano  il set e le luci intravvedo la sua poltroncina, è lì davanti a me colorata di verde con la scritta Mrs. Hepburn.

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Eccola che arriva la portano subito al trucco, ora la pettinano con il suo sublime chignon, un diadema di strass le è delicatamente appoggiato, lei con cura ed innata eleganza se lo sistema.

Sono lì a bocca aperta, che donna che classe. Poi il famoso abito, una collana esagerata, orecchini e guanti di raso nero.

Parte la colonna di Moon River,…. (continua)

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